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Perché Modena
Dalla tradizione millenaria celebrata dalle acetaie del Ducato Estense fino alle denominazioni DOP e IGP: una storia in cui territorio, microclima e cultura si intrecciano da secoli
Una storia misurabile
Antica roma
Per valorizzare la generosa produzione di uva del territorio il mosto dell’uva veniva cotto e concentrato per ottenere un condimento dolce e non fermentabile che veniva distribuito in tutto l’Impero. Già nel I secolo DC uno scritto dell’agronomo Columella testimoniava che il mosto poteva fermentare (“solet acescere”) con grande propensione ad inacidire.
1046
In “De Vita Mathildis” (anno 1115 DC) il Monaco Donizone celebra la preziosità dell’aceto inviato in dono dal Marchese di Canossa al futuro imperatore Enrico III del Sacro Romano Impero.
1747
Il termine “aceto balsamico” compare per la prima volta negli inventari della corte estense.
Nel 1795 Napoleone mette all’asta le acetaie Ducali.
Da quel momento le testimonianze storiche si moltiplicano.
1836
Lo studioso Giorgio Gallesio descrive due diverse procedure per produrre balsamico, una con solo mosto cotto e una con mosto cotto e aceto di vino, distinguendo le due espressioni del Balsamico, oggi conosciute come DOP e IGP.
1862
Francesco Aggazzotti descrive in una celebre lettera a Pio Fabriani, le procedure di produzione, nella sua famiglia, del prodotto oggi riconosciuto come Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, ottenuto da solo mosto cotto.
1933
Il Ministero dell’Agricoltura riconosce ufficialmente il valore storico e culturale dell’Aceto Balsamico di Modena.
Un passaggio decisivo per il riconoscimento del prodotto.
1965
Viene pubblicato il primo disciplinare nazionale dell’Aceto Balsamico di Modena.
La produzione viene regolamentata con criteri condivisi.
1984
2000
L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena ottiene la Denominazione di Origine Protetta (DOP) dalla Unione Europea che sottolinea il legame inscindibile del prodotto al territorio modenese.
2009
L’Aceto Balsamico di Modena ottiene il riconoscimento Indicazione Geografica Protetta (IGP) dall’Unione Europea per valorizzare e proteggere questo importante rappresentante del made in Italy nel mondo.
Il territorio e il microclima
Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP e Aceto Balsamico di Modena IGP derivano da un equilibrio unico fra territorio, microclima e tempo che creano condizioni ideali per i naturali processi di maturazione e invecchiamento.
È il legame imprescindibile con il territorio e il saper fare tramandato nei secoli che rendono le due denominazioni un autentico patrimonio del loro territorio di origine.
Identità e cultura di un territorio
L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP è molto più di un prodotto: è un patrimonio di saperi, gesti e tradizioni che si tramandano di generazione in generazione, da secoli. Nelle acetaie sono custodite tradizione e conoscenze antiche che resistono al tempo grazie alla passione dei produttori modenesi. Per loro l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena è orgoglio e simbolo di identità profondamente radicato anche nella cultura gastronomica del territorio.
L’Aceto Balsamico di Modena IGP è una specialità che partendo da Modena e Reggio Emilia ha conquistato le tavole di tutto il mondo, diventando uno dei prodotti simbolo dell’eccellenza italiana. La sua grande versatilità e la profondità di gamma, con caratteristiche e profili diversi, ne permettono molteplici utilizzi e abbinamenti, dalla cucina quotidiana alle preparazioni più creative.
Entrambi questi aceti sono rappresentanti di una cultura fatta di qualità, territorio e tempo, e come tali, un patrimonio vivo da custodire e trasmettere alle generazioni future.